Emanuele Pirro

Il fatto di riportare in vita una gara prestigiosa come la Guarcino-Campocatino, dopo esattamente 50 anni, è una lodevole iniziativa. Per questo ho aderito con entusiasmo a supportarla, per quanto mi è possibile.

Farlo poi con vetture storiche gli dà un sapore ancora più di autenticità o, se vogliamo, di Amarcord. In un mondo che si evolve così velocemente, quale è il senso di rispolverare manifestazioni che oramai appartengono ai libri impolverati della storia? La risposta è semplice: solo conoscendo, apprezzando e valutando bene il passato possiamo vivere il presente e disegnare un futuro che abbia un senso.

È proprio a causa della veloce evoluzione degli eventi che è importante non dimenticare da dove siamo venuti e cosa hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni.

L’automobilismo si è evoluto incredibilmente e sembra quasi un altro sport da quello che si praticava lungo la salita che porta a Campocatino negli anni Sessanta. A quei tempi, le vetture che sfrecciavano lasciavano la gente a bocca aperta e quelli che le guidavano erano considerati dei veri e propri eroi. Ora le cose sono molto diverse. Per lasciare a bocca aperta qualcuno ci vuole ben altro che una macchina da corsa e i piloti, anche grazie alla sicurezza del nostro sport, non sono più visti come eroi.

Siamo sicuri che sia meglio oggi?

Ebbene, fare un passo indietro nella storia e rimetterci nei panni di quella gente che si divertiva con molto meno e aveva la tasca delle speranze molto più piena di quella delle certezze, è davvero un bell’esercizio.

Le corse in salita, a quei tempi, rappresentavano una opportunità più abbordabile per cominciare a correre e sono state il trampolino di lancio di tanti campioni. Ora il mondo è diverso e le diverse discipline si sono allontanate l’una dall’altra a favore della specializzazione ma a scapito della versatilità.

Vorrei fare i miei complimenti a tutti gli appassionati che hanno contribuito a rendere possibile questa iniziativa.

Ad maiora! Vostro

Tiziano Siviero

Personalmente posso dirvi che anch’io vengo da quel mondo, o meglio, la mia passione nasce da quel mondo. A fine anni ’60 le salite rappresentavano la base ed anche il cuore dello sport automobilistico (e motociclistico) ed il mio Veneto non faceva di certo eccezione, per cui, per un ragazzino di prima media nato col “virus” dei motori, le salite rappresentavano la maniera più semplice per avvicinarsi al “sogno” ed io, ancora lontano dall’età da motorino, un giorno mi allontanai da casa in bici, ovviamente senza che i miei lo sapessero, per andare a vedere la “Bassano-Monte Grappa”, che partiva ad una decina di km da dove abitavo. Ovviamente fu “amore a prima vista” con conseguente mandata a memoria di anni ed anni di Autosprint dove i da voi citati Scola e Amphicar erano tra gli eroi dalle epiche gesta.

Il passo successivo, anche grazie alla caduta in disgrazia della “Bassano – Monte Grappa”, si chiamò “Trento – Bondone”, complice anche la ferrovia che passa dal paesino fuori Bassano dove abitavo ed arriva a Trento, a pochi (si fa per dire) passi dalla partenza della mitica salita trentina. La prima volta, sempre senza avvisare casa, partendo alla mattina e tornando alla sera, con la scusa di andare a passare la giornata da un compagno di classe, vittoria di Peter Schetty sulla Ferrari 212 fatta apposta per le salite (quanto bello era non poter essere rintracciati dai telefonini dei genitori come ora…), più avanti con delle vere e proprie trasferte di 3 giorni (pernottamenti in tenda in mezzo ad altre migliaia di tende di appassionati, falò, grigliate e vino compresi) per vedere prove e gara, fino alla prima vittoria di quel fenomeno che era Mauro Nesti.

Poi, complice anche un po’ il Nesti, che faceva i tornanti più stretti un po’ in derapata, la deviazione verso i Rally ed il mondo avventuroso che li circondava, rally che diventeranno in poco tempo la mia “ragion di vita”.

Un gran “in bocca al lupo” ai promotori della “Guarcino – Campocatino” che con questa iniziativa contribuiscono a mantener viva quella importantissima parte di patrimonio storico del nostro Sport rappresentato dalle “Corse in Salita”.

Un abbraccio

Tiziano Siviero

Maurizio Caprino

Non so a voi, ma a me pensare al ritorno di una corsa storica e aperta anche ad auto storiche come la “Guarcino-Campocatino” fa pensare al futuro. A quando ci saranno le auto a guida autonoma, su cui noi giornalisti riceviamo tanti studi e comunicati stampa ma ancora non riusciamo a farci un’idea. Proprio una corsa come questa aiuta a riflettere, a tornare con i piedi per terra.

Dalle scrivanie di Roma e di Milano, troppo spesso il mondo appare come te lo descrivono gli uffici stampa dagli schermi dei tuoi device (si chiamano così, adesso, computer, tablet e smartphone). E quindi giù con laser, lidar, telecamere, connessioni 5G e tutto il resto che serve per far sì che un autoveicolo segua la strada senza bisogno di un guidatore.

Anche se non te lo dichiarano, metti assieme i pensieri e capisci dove si vuole andare a parare: arrivare a sostituire del tutto l’uomo con la macchina, per risolvere alla radice il problema della sicurezza stradale.
E, nel frattempo, smettere di investire sul miglioramento dei conducenti: sarà un danno nel breve termine, ma nel lungo si recupererà.

Capisci pure che ci vorrà molto tempo prima che i veicoli guidati dall’uomo scompaiano del tutto e che ci sarà una lunga fase di transizione in cui la convivenza su strada sarà difficile: la tecnologia ha percezioni e comportamenti troppo diversi da quelli di un guidatore in carne e ossa. Per questo il mondo non ha ancora deciso se si arriverà ad auto completamente autonome e come verrà divisa tra uomo e macchina la responsabilità in caso d’incidente.

Poi arrivi sulle curve di Alpi e Appennini e ti chiedi quando e come si arriverà a dotare anche le più secondarie tra le strade secondarie di quei sensori, trasmettitori 5G e tecnologia varia che serve per la guida autonoma. Ti rispondi che probabilmente l’auto che si guida da sé verrà programmata per adottare un comportamento più “guardingo” quando può contare solo sui suoi “occhi”, perché non c’è o non è abbastanza affidabile la connessione 5G che sulle strade principali o comunque affollate trasmettono le informazioni su meteo, traffico e altri eventi che vengono dalle telecamere pubbliche o dagli “occhi” degli altri veicoli.

Se hai più di cinquant’anni, come la “Guarcino-Campocatino”, probabilmente ti viene voglia di scendere da questa giostra tecnologica ancora indefinita nei dettagli ma già vagamente inquietante. Almeno se hai passione per l’auto. Poi però pensi che, in effetti, guidare è una cosa seria e richiede altro che passione: troppo spesso la passione è un alibi per atteggiarsi da esperti senza esserlo. Basta guardare come certi appassionati (troppi!) impugnano il volante e regolano il sedile. E allora, probabilmente, ben venga la guida autonoma: è il minore dei mali. E per quei pochi appassionati davvero preparati resteranno circuiti e gare su strada aperta.

Ma, in attesa che il mondo diventi così, saper “guidare davvero” resterà tanto bello e importante quanto alla portata di pochi. Anche se ci sono le scuole di guida sicura. Qui mi piace ricordare che, quando questi centri d’istruzione alla guida avanzata non esistevano, proprio quella tra Guarcino e Campocatino era un campo scuola di eccezione. Tanto che agli inizi degli anni Settanta una gloria dell’automobilismo sportivo romano del Dopoguerra l’aveva scelta per insegnare ai suoi figli come “guidare davvero”. Anche con neve e ghiaccio.

Vuoi volare in elicottero sulla Guarcino-Campocatino?